Edizione
2016
19/20/21 OTTOBRE
Trieste
Trieste è sinonimo di città. Perché città è sinonimo di complessità, mescolanza, condivisione. Trieste o nessun luogo: città di carta, composta di tragedia, costruita sulla speranza, con una scontrosa grazia, crogiuolo di culture, città del sì, del da, del ja. Città d’ogni pace e d’ogni guerra.
Trieste: città di parole costruita su una sola parola, pluralità. Porto sul mare e porta delle Alpi; a Nord del nostro Sud e a Sud d’ogni Nord, attraversata dalle migrazioni e migrante essa stessa. Da Trieste passa – e a Trieste si riconosce europea – la letteratura di tutta Europa.
Trieste è un confine/frontiera che si sposta continuamente ed è l’invito ad attraversare tutti i confini. Che vi si sia nati, come Svevo, Saba, Magris, o che vi si sia solo transitati, come Joyce o Marinetti – che venne a celebrarvi il primo spettacolo futurista – si è obbligati a scendere a patti con le sue voci contrastanti, assumerle in sé, trasformarle in suono nuovo.
Ecco il senso di “Ad alta voce” a Trieste: ridare fiato e voce a una città unica – posto di rilievo nella storia della poesia e della letteratura internazionale – che ancora ha tantissimo da dire, gridare, sussurrare, per scavalcare muri vecchi e nuovi.