
"E' la prima volta che partecipo a questa iniziativa e sono molto curioso", ammette Gianni Vattimo, uno dei maggiori filosofi italiani e teorico del pensiero debole, chiave per la democratizzazione della società, la diminuzione della violenza e la diffusione del pluralismo e della tolleranza. "Credo che sia molto bello far leggere dei testi di altri autori e credo sia una bella formula ". Il tema della manifestazione è la fame, il cibo che non c'è e la crisi, che non è solo quella economica. Per il filosofo la fame è sì "bisogno sociale, ma rischia anche di diventare fame di nutrimento spirituale" .E come non pensarlo?
Oggi il grande successo di molte manifestazioni e festival di letteratura, di filosofia o matematica rispondono alla "gente che va a cercare luoghi insoliti, luoghi supplenti, dove trovare contenuti". Supplenti come le maestre in classe che Vattimo trova addirittura "distratte dal loro lavoro perché costrette a supplire il personale dei refettori durante i pasti".
Una conseguenza dei pochi i fondi, spesi male, per la cultura da parte delle istituzioni e della poca attenzione alle nuove generazioni. E per il filosofo chi ci rimette è proprio la scuola "che perde l'occasione di raccontare e affascinare. Certo i luoghi dove si legge ad
alta voce sono cornici più attraenti, ma sono gli stessi testi che la gente avrebbe potuto imparare a scuola e magari un po' se ne dispiace".
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