Con un libro nessuno è mai solo. Così, i volumi escono dalle biblioteche, entrano a casa da chi non può muoversi da solo e si fanno leggere e declamare per strada.
Ecco il senso di “AD ALTA VOCE”, la festa della lettura organizzata da Ausilio per la cultura con il sostegno di Coop Adriatica. Oltre duecentocinquanta scrittori, attori, giornalisti hanno letto le pagine più amate dai lettori di tutte le età, nei luoghi più impensati di Bologna, Venezia e Cesena dal 2001 ad oggi (clicca qui per leggere tutti i nomi)
L’iniziativa è di Ausilio per la cultura servizio attivo a Bologna dal 2001 e poi anche a Venezia e Cesena . Grazie a questa iniziativa, basta una telefonata e vengono recapitati i libri provenienti dal prestito bibliotecario a casa di chi ha problemi ad uscire (anziani e disabili). “AD ALTA VOCE” è sostenuta da Coop Adriatica e con la collaborazione per l’appuntamento veneziano della Biblioteca civica di Mestre e dell’Assessorato per la Cultura del Comune di Venezia.
Ad Altavoce è stata promossa con il contributo di Roberto Roversi che nel 2001 ha scritto un manifesto ( clicca per leggere manifesto ) al quale hanno aderito decine di intellettuali del nostro Paese ( clicca per leggere l’elenco)
Anche Michele Serra, Bruno Gambarotta, Vincenzo Consolo e Andrea Zanzotto hanno dedicato alla prima edizione della festa della lettura le loro riflessioni ( clicare per leggere)
Nel 2008 Roberto Roversi dedica alla ottava edizione questo contributo:
Sarà il vento, il vento, il vento?
Ti lamenti?
No, non mi lamento.
Mi pareva di sentirti lamentare.
Sarà il vento, il vento, il vento, il vento.
Oppure posso aggiungere:
Cosa hai detto? Parla a voce alta, non ti sento.
Oppure, ancora:
Cosa c’è scritto su questo foglio? Ti prego, leggilo a voce alta, io non lo vedo bene.
Così è. A un certo momento della vita il mondo sembra che diventi, ogni giorno un poco, più stretto, più avverso, più nemico. O, se non nemico, un avversario che ti contrasta o che si deve, con fatica, contrastare. O ascoltare, per potersi riparare dai danni. In anni di una comunicazione tecnologica che si esalta ed esulta – precipitando ilare o rumorosa o pericolosa dentro l’orecchio o l’occhio di ciascun viandante è, con sorpresa grande, nella realtà e per la verità, sempre più difficile, complicato, affannoso, sgradevole o pericoloso per tanti motivi, ricevere o darla questa comunicazione, interferita da cento saette di suoni.
Cosicché la tecnologia, e i progressi della tecnologia, sembrano privilegiare piuttosto i giovani prorompenti che i vecchi, o gli anziani compressi dagli anni, ai quali si addicono le gite in gruppo oppure il bastone.
Come fare (cercare di fare) se le cose sono così sistemate? Entrare nel vento del vento affidandosi alla sorte? O sopportare l’unica fiducia all’amico bastone, o al braccio della moglie o dell’amico?
Direi che soprattutto e prima di ogni altra cosa, occorre scambiarsi la voce, scambiarsi lo sguardo e a voce alta le parole. Aiutandosi. Ascoltare, guardare, promettere con volontà, parlare. Così i giovani che sono sulla porta possono sorridendo o quietamente imperiosi, con voce fresca e alta, parlare con te, richiamarti, ascoltarti, non lasciarti accasciare sui giorni che passano.
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